13906895_1718764091711976_3772315702398176337_nTorrazza Coste, 3/8/2016 – Il maestro della grande cucina italiana, Gualtiero Marchesi, sabato è tornato nei luoghi della sua gioventù. Prima una tappa alla sede del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, al Centro Riccagioia, tra i vigneti di Pinot nero, e poi nella sua San Zenone Po.
A creare l’occasione è stato il regista Maurizio Gigola, impegnato nella produzione del film “Gualtiero Marchesi: the great italian” e del cortometraggio “Black&White” per il Consorzio di Tutela che servirà a raccontare per la prima volta il Pinot nero dell’Oltrepò Pavese, rosso e bollicine, a un pubblico internazionale, a partire da quello americano, con immagini suggestive e un linguaggio emozionale.  

13887101_1718764105045308_9087958640671010005_nMarchesi ha riabbracciato la sua gente e ha conosciuto il presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, Michele Rossetti, in vista di una collaborazione con la Fondazione Gualtiero Marchesi che consentirà di promuovere e raccontare anche l’Oltrepò dei sapori e della cucina tipica, in abbinamento ai grandi vini che il territorio produce a partire dai suoi 13.500 ettari di vigneti storici e vocati.
Al seguito della troupe anche Gianni Maccagni, esperto di marketing territoriale, e il direttore del Consorzio di Tutela, Emanuele Bottiroli.
Rossetti spiega: “E’ stato un onore accogliere a Riccagioia e accompagnare nella sua San Zenone Po il maestro Gualtiero Marchesi. Ho trovato in lui l’umiltà e la semplicità dei grandi italiani. Certamente il territorio trarrà grande giovamento dalla scelta di Maurizio Gigola di riportare il più celebre chef italiano dov’è cominciata la sua storia”.
Gigola, che da un anno collabora con il Consorzio di Tutela, è fondatore della Food&Media International, società con sede a Londra che produce media per le televisioni, radio, riviste e web per poi diffonderli nel mondo all’attenzione di milioni di cultori di cibi e vini italiani.

Gualtiero Marchesi nasce a Milano da una famiglia di ristoratori di San Zenone al Po, in provincia di Pavia, grazie alla quale muove i primi passi in ambito gastronomico e nella ricerca del proprio, personale percorso culinario. Nel dopoguerra si trasferì in Svizzera, dove perfezionò la sua conoscenza frequentando, dal 1948 al 1950, la scuola alberghiera di Lucerna. Rientrato in Italia, rimase per alcuni anni nell’albergo familiare, per proseguire il suo perfezionamento a Parigi. Nel 1977 fondò il suo primo ristorante nel capoluogo lombardo, ottenendo nel 1978 il riconoscimento della stella dalla Guida Michelin, e nel 1986 ricevette, primo ristorante in Italia, il riconoscimento delle tre stelle della guida francese, passando a due dal 1997 in avanti. Al riconoscimento della Guida Michelin fecero seguito il riconoscimento di commendatore nel 1991 conferito dal presidente Francesco Cossiga.

Tra i suoi allievi che oggi riscuotono molto successo si possono ricordare Mirella Porro, Enrico Crippa, Carlo Cracco, Antonio Ghilardi, Ernst Knam, Karsten Heidsick, Lucia Pavin, Alessandro Breda, Andrea Berton, Paola Budel, Pietro Leemann, Paolo Lopriore, Michel Magada, Vittorio Beltramelli, Marco Soldati, Antonio Poli, Davide Oldani. È rettore dell’ALMA (cucina), Scuola Internazionale di Cucina Italiana con sede in Colorno (Parma) e nel giugno 2006, fonda la Italian Culinary Academy a New York.

In occasione dei suoi ottant’anni nasce il 19 marzo 2010 la Fondazione Gualtiero Marchesi che ha come missione la diffusione del bello e del buono in tutte le arti, dalla musica alla pittura, dalla scultura alla cucina.

Nel giugno 2008, Marchesi contesta il sistema di attribuzione dei punteggi della Michelin, e “restituisce” le stelle, contestando il sistema di votazione della guida, e affermando di voler ricevere solo commenti e non punteggi. Come risultato, nell’edizione 2009, “sparisce” il ristorante di Marchesi, rimanendo citato come il ristorante dell’albergo in cui ha sede, senza nessuno dei commenti voluti da Marchesi.

« Ciò che più m’indigna è che noi italiani siamo ancora così ingenui da affidare i successi dei nostri ristoranti — nonostante i passi da gigante che il settore ha fatto — a una guida francese. Che, lo scorso anno, come se niente fosse, ha riconosciuto il massimo punteggio a soli 5 ristoranti italiani, a fronte di 26 francesi. Se non è scandalo questo, che cos’è? […] Quando, in giugno, polemizzai con la Michelin lo feci per dare un esempio; per mettere in guardia i giovani, affinché capiscano che la passione per la cucina non può essere subordinata ai voti. So per certo, invece, che molti di loro si sacrificano e lavorano astrattamente per avere una stella. Non è né sano, né giusto».
(Gualtiero Marchesi, novembre 2008)