Grandi cooperative e piccoli produttori votano insieme per la qualità e il rilancio del primo terroir di Lombardia

Michele Rossetti

L’Oltrepò Pavese sceglie di tornare a fare squadra per scrivere un futuro nuovo. Le riforme dei disciplinari di produzione presentate ieri all’assemblea dei soci all’Enoteca Regionale dal consiglio di amministrazione del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese presieduto da Michele Rossetti, elaborate ed affinate nel dialogo con il territorio, hanno ottenuto un consenso pressoché unanime che permette al territorio di ricompattarsi e progettare insieme.

Un primo passo che molti, fino al giorno prima, avrebbero pensato impossibile. Il risultato storico è stato, dopo più di vent’anni, vedere grandi poli cooperativi e piccoli produttori che con rispetto e spirito collaborativo si sono confrontati per migliorare i vecchi disciplinari, abbassare le rese all’insegna della qualità, cancellare tipologie e versioni non identitarie da una Doc fino ad oggi barocca, restringere la zona di produzione Igt eliminando comuni di pianura, chiudere in zona vinificazione e imbottigliamento di Sangue di Giuda e Pinot nero, dire addio all’era del vino Doc in damigiana, ridare slancio al disciplinare del Casteggio e ottimizzare tutti gli altri disciplinari di produzione, compreso quello del Bonarda, il vino territoriale più venduto e amato, che sarà solo il lato frizzante o “vivace” dell’Oltrepò Pavese. Ognuno ha fatto uno sforzo, in particolare le cantine cooperative Terre d’Oltrepò, socio di maggioranza mai così vicino nella storia al comune sentire territoriale pur a costo di sacrifici, e Torrevilla.

Non si sono tirati indietro nemmeno gli altri produttori presenti in assemblea, che hanno capito in che direzione andava una riforma che voleva dare segnali concreti di cambiamento. Tutto questo mentre i vini Doc del territorio si preparano a un rinascimento, con il contrassegno di Stato a garantirne autenticità e valore facilitando gli organismi di controllo e dando ai consumatori consapevolezze nuove sul valore aggiunto che i grandi vini meritano. Il presidente, Michele Rossetti, il direttore, Emanuele Bottiroli, e il consulente di Unione Italiana Vini, Antonio Rossi, hanno condotto un’assemblea destinata a lasciare il segno e a rilanciare i rapporti tra modelli aziendali diversi. Produttori, vinificatori e imbottigliatori hanno sancito che un altro Oltrepò è possibile.

«Ringrazio chi ha lavorato con noi per arrivare a questi risultati – dice il presidente Rossetti -, che sono solo il primo passo. Un passo che però è storico e lascerà il segno soprattutto perché sul territorio, davvero, qualcosa è successo. Questo consiglio insieme ai nuovi disciplinari e a una tracciabilità vera per ridare smalto alla Doc lascerà in eredità un nuovo modo di fare Consorzio. E’ un messaggio anche a chi ha scelto di star fuori, di non partecipare e di lasciar fare agli altri. Ho visto una Terre d’Oltrepò profondamente cambiata e che si è messa in gioco per gli altri, una Torrevilla disposta a fare sacrifici, tanti titolari d’imprese di qualità pronti a scommettere sul futuro. Si può ricominciare».