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L’Oltrepò Pavese, sin dai tempi di Strabone, era considerato zona di vini di qualità. Oggi è il primo “terroir” vitivinicolo di Lombardia.

L’Oltrepò Pavese è quel lembo di terra collinoso a sud della Lombardia noto per essere il punto d’incontro di quattro regioni: Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna. Tale peculiare caratteristica rende l’Oltrepò Pavese ricco di culture, tradizioni e cucine differenti, ma ben integrate tra loro.

Denominazioni DOC e DOCG

La produzione enologica dell’Oltrepò Pavese a indicazione geografica è suddivisa in:

– 1 Docg (Oltrepò Pavese Metodo Classico; Cruasé, marchio collettivo consortile per la versione rosé);

– 7 Doc (Bonarda dell’Oltrepò Pavese, Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese, Casteggio, Oltrepò Pavese, Oltrepò Pavese Pinot grigio, Pinot nero dell’Oltrepò Pavese e Sangue di Giuda dell’Oltrepò Pavese);

– 1 Igt (Provincia di Pavia).

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La vitivinicoltura

La viticoltura nell’Oltrepò Pavese è antichissima e i primi documenti scritti risalgono a Plinio e a Strabone che nel 40 a.C., passando con una legione romana, scrisse «vino buono, popolo ospitale e botti in legno molto grandi». I 13.500 ettari vitati dell’Oltrepò Pavese corrispondono alla superficie occupata da 18.900 campi da calcio della dimensione dello Stadio Olimpico. Mettendo in fila i 54 milioni di piante di vite d’Oltrepò (a distanza di 1 metro come sono solitamente disposte nel filare) si potrebbe fare 1,3 volte il giro del mondo. La missione del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese è tutelare e promuovere una delle prime cinque storiche Denominazioni d’Italia per numero di ettari vitati: 13mila 500. Sulle colline oltrepadane i vitigni più rappresentativi sono: Croatina, Barbera, Pinot nero, Riesling e Moscato. Il vino bandiera è il «Cruasé», marchio collettivo riservato ai soci che identifica le bollicine Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG rosé da uve Pinot nero; il vino della tradizione è il Bonarda, la cui produzione tocca i 20 milioni di bottiglie. Il bianco più caratteristico è il Riesling; il rosso più internazionale è il Pinot nero. Il vino rosso dolce del territorio è il Sangue di Giuda. I focus del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese sono due: tutti i colori del Pinot nero, con un accento sulla spumantistica Metodo Classico e Metodo Martinotti; il Bonarda, un evergreen da bere in ogni momento dell’anno, un prodotto che sorprende per piacevolezza e versatilità.

I vitigni

L’Oltrepò Pavese è antica dimora della vite. Un’importante testimonianza arriva dal reperto di un tralcio di vite, risalente ai tempi preistorici, trovato nei pressi di Casteggio, un tempo Clastidium, che passò agli onori delle cronache per essere stata teatro di una delle tante battaglie tra Annibale il Cartaginese e l’esercito romano. Strabone, ai tempi dei Galli paleoliguri, addirittura attribuì all’Oltrepò Pavese l’invenzione della botte. Nei suoi testi fu descritta di dimensioni più grandi delle case. Nei secoli successivi, s’incontrano poi altre testimonianze. Andrea Bacci, per esempio, nel XVI secolo, descrisse i vini di tale zone con il termine “eccellentissimi”. L’Oltrepò Pavese vitivinicolo trova in senso moderno le sue radici nel secolo scorso, nel rinnovamento globale del mondo vinicolo italiano di quel periodo. E’ sufficiente ricordare che nel 1884 l’Oltrepò Pavese vantava ben 225 vitigni autoctoni. Oggi sono circa una dozzina quelli di maggior diffusione, seppur non mancano produttori che a salvaguardia della loro cultura aziendale hanno raccolto qualche testimonianza del passato, come Moradella o Uva della Cascina o altre varietà ancora. Il panorama vinicolo oltrepadano è ancora molto ricco, soprattutto per quanto concerne le tipologie di vino prodotte. La gamma dell’offerta è molto vasta, si va dal Bonarda dell’Oltrepò Pavese vivace, dal pregiato Buttafuoco al Pinot nero vinificato principalmente bianco o rosso. Quest’ultimo vitigno, poi, è anche il grande e incontrastato protagonista della produzione di vino spumante prodotto con il Metodo Classico, grazie anche al lavoro intrapreso dell’allora ministro Agostino Depretis. Quest’ultimo fu colui che per primo intuì la potenzialità del Pinot nero impiantato in alta collina e diede il via alla sua introduzione in Oltrepò Pavese. Tale operazione incuriosì gli spumantisti piemontesi, che videro in questa terra un ricco e importante serbatoio per le loro aziende. In quel periodo, non furono solo i piemontesi a parlare di spumante, ma anche qualche produttore del territorio. Tra questi spicca il nome del Conte Carlo Giorgi di Vistarino e quello dell’ingegner Domenico Mazza di Codevilla, il quale arrivò persino a progettare e a produrre una bottiglia particolare per lo spumante, in grado di resistere alle alte pressioni. Ancor oggi è possibile vedere qualche raro esemplare etichettato con la scritta “Champagne dell’Oltrepò”.