Identità

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Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG
La denominazione di origine controllata e garantita “Oltrepò Pavese” (ottenuta a partire dalla vendemmia 2007) è riservata al vino spumante ottenuto con Metodo Classico, già riconosciuto a denominazione di origine controllata con decreto del Presidente della Repubblica 6 agosto 1970 e successive modifiche, che risponde alle condizioni e ai requisiti stabiliti dall’apposito disciplinare di produzione.

L’Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG è una magia del Pinot nero delle colline dell’Oltrepò Pavese, coltivato su una superficie di 3mila ettari. La zona di produzione delle uve destinate all’elaborazione di questo pregiato spumante comprende la fascia vitivinicola collinare dell’Oltrepò Pavese. I primi impianti di Pinot nero risalgono al 1850 a opera del Conte Carlo Giorgi di Vistarino, che nel 1865 a Rocca de’ Giorgi spumantizza, per la prima volta in Italia, con il Metodo Classico. Nel 1870 l’ingegner Domenico Mazza di Codevilla assume un enologo originario di Reims al fine di produrre bollicine etichettate “Champagne Oltrepò”.

Significativo il 1° posto ricevuto all’Esposizione Nazionale di Milano del 1894. Nel 1907 nasce la Svic (Società Vinicola Casteggio) la cui conduzione è affidata all’enologo Pietro Riccadonna, il cui nome rimane nella storia. Dal 1909 gli viene affiancato Angelo Ballabio, che fonda altresì l’omonima e blasonata azienda sulle colline casteggiane. Riccadonna è considerato come uno dei padri della spumantizzazione moderna, in particolare per quanto riguarda il Metodo Classico. Enologo, ma anche uomo di comunicazione, Riccadonna conia lo slogan «Che cos’è la vita se non spumeggia il vino?» che accompagna la promozione degli spumanti prodotti a Casteggio. In quegli anni la pubblicità del marchio Svic capeggia, solenne, nel porto di New York. Dal 1930, La Versa pone le basi per una professionale spumantizzazione, portando lo spumante Pinot nero Oltrepò Pavese in tutta Italia.

La tradizione è continuata fino ad oggi con il riconoscimento, nazionale e internazionale, dell’Oltrepò quale territorio d’eccellenza per la produzione di spumante Metodo Classico da uve di Pinot nero. Il vino a denominazione di origine controllata e garantita Oltrepò Pavese Metodo Classico deve subire prima dell’immissione al consumo, un periodo minimo di permanenza sulle fecce di quindici mesi; per il millesimato il periodo minimo é di ventiquattro mesi. Tale periodo decorre dalla data di imbottigliamento e comunque non prima del 1° gennaio successivo alla raccolta delle uve.


Cruasé
 DOCG
Il marchio consortile del rosé DOCG Metodo Classico da uve Pinot nero

Cruasé, tecnicamente, è una parola formata dalla fusione tra “cru” (selezione) e “rosé”. Il percorso per arrivare al nome del nuovo prodotto simbolo dell’Oltrepò Pavese, un rosé naturale DOCG da uve Pinot nero ottenuto attraverso il Metodo Classico, ha dato modo di riappropriarsi di un pezzo importante di storia locale. Cruà era l’antico nome del vitigno/vino per eccellenza prodotto in Oltrepò Pavese, a cavallo del 1700.

Il Consorzio si è mosso traendo spunto da un’eredità quasi dimenticata fuori dai confini lombardi, riattualizzata per dettare una tendenza sul mercato italiano ed estero. L’antico nome del vitigno principe dell’Oltrepò Pavese è facile da ricordare e suona dolce. Un nome da riprendere, modificare e rilanciare. L’idea giusta per farlo è arrivata mentre il Consorzio stava lavorando sul concetto “naturalmente rosé” mai espresso in Italia e tantomeno nel mondo delle bollicine, dove si è sempre fatto perno su cuvée da uve bianche e rosse, da mosti o da vini.

Unendo le due espressioni “Cruà”, come cru ma anche come migliore espressione storica del rapporto vino-territorio, e “rosé”, vino poco valorizzato in Italia ma dall’enorme potenziale, è nato “Cruasé”. E’ il marchio collettivo di proprietà del Consorzio, disciplinato da un apposito regolamento, a supporto della Docg Oltrepò Pavese Metodo Classico Rosé.
Il regolamento per produrlo prevede una serie di parametri che, comunque, partono dalla base del disciplinare: minimo 85% di Pinot nero con la specifica di vitigno nella DOCG. Nel regolamento del marchio viene dato molto peso alla presentazione delle bottiglie e all’abbigliaggio.

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Pinot nero dell’Oltrepò Pavese
Elegante e internazionale, un vino simbolo dell’Oltrepò Pavese

Nel 1980, il professor Mario Fregoni dell’Università Cattolica di Piacenza, in occasione di un convegno sul Pinot nero organizzato a Broni, indicò: “Oggi l’Oltrepò Pavese è una delle più importanti zone vitivinicole europee e mondiali per la produzione di spumanti di qualità ed è il più grande serbatoio italiano di Pinot nero”.
Il Pinot nero è passato dai circa 600 ettari coltivati fino alla metà del ‘900 ad oltre 3.000 ettari attuali. È presente un po’ in tutto l’Oltrepò Pavese anche se è soprattutto coltivato in Valle Versa, Valle Scuropasso e alta Valle Coppa. Dalle numerose sperimentazioni condotte in Oltrepò dal Dipartimento di Produzioni Vegetali della Facoltà di Agraria di Milano, risulta che questa varietà si adatta bene a fittezze d’impianto piuttosto elevate (dato il suo scarso vigore) e a potature corte con cariche di gemme basse. Con queste condizioni, ed esclusivamente in aree vocate alla sua coltivazione, si possono ottenere grandi livelli qualitativi con spiccate caratteristiche varietali. I genotipi originari del Pinot nero erano già coltivati in Oltrepò dai Romani, che probabilmente lo portarono nel sud della Francia. In Italia i primi riferimenti a vitigni simili al Pinot risalgono al 1500 (Pineolo, Pignolo gentile, Pignolo grappolato) coltivati proprio sulle colline d’Oltrepò, tuttavia il Pinot nero che conosciamo oggi deriva comunque da selezioni francesi ed apparve nel panorama cispadano intorno alla metà del 1800 dove, dopo l’avvento della fillossera, furono selezionate le attuali varietà di Pinot nero. Fu nei primi del ‘900 che su iniziativa di alcune aziende spumantistiche il Pinot nero si estese in forma importante nell’Oltrepò Pavese che si scoprì zona estremamente vocata alla coltivazione di questo vitigno. La storia del Pinot nero vinificato in rosso in Oltrepò Pavese è più recente: nonostante sin dalla stesura del primo disciplinare negli anni ‘70 fosse prevista questa tipologia (composta dall’85% di Pinot nero e dal restante 15% da varietà a bacca nera), solo successivamente i numeri sono diventati significativi. Ciò è dovuto forse alla difficoltà da sempre riscontrata nella coltivazione di un’uva destinata alla produzione di un vino complesso come questo: forme di allevamento, densità di impianto e rese per ettaro non adeguate rendevano impossibile la produzione di Pinot nero rosso di qualità pensato per l’affinamento. Difficoltà queste ormai superate grazie all’impegno e alla ricerca che hanno fatto del Pinot nero dell’Oltrepò Pavese un prodotto di riferimento italiano e internazionale.

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Oltrepò Pavese Riesling
Il grande vino bianco dell’Oltrepò Pavese

Il Riesling, originario della Germania, è un vino bianco fine, di colore da giallo chiaro a verdognolo, con un aroma tenue e leggermente etereo da cui spesso risaltano note di pesca, albicocca, cotogna e mele verdi. Il sapore è vivace ed elegante. In Oltrepò Pavese il Riesling è un vitigno tradizionale. Le colline oltrepadane sono la più grande area italiana vitata a Riesling, con una superficie di circa 1.500 ettari, per una produzione di uva che si aggira sui 160.000 quintali annui, per circa 100.000 ettolitri di vino.

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Bonarda dell’Oltrepò Pavese
Il rosso vivace del territorio

Il Bonarda dell’Oltrepò Pavese è un vino DOC la cui produzione nasce dal vitigno Croatina. L’origine del nome Bonarda secondo alcuni autori deriverebbe dal patronimico longobardo Bono con l’aggiunta di “hard”, che in longobardo significava “coraggioso e forte”. La ricostruzione si basa sul fatto che i Longobardi ebbero come capitale Pavia, con estensione del loro dominio anche in Oltrepò. Il vino Oltrepò Bonarda si ottiene da uva Croatina, la cui etimologia deriverebbe da “croatta” – “cravatta” e starebbe a indicare che il vino ottenuto da Croatina si beveva nei giorni di festa, quando appunto veniva indossata la cravatta. La versione in assoluto più diffusa di questo tipico prodotto dell’Oltrepò Pavese, il vino più venduto in volumi (20 milioni di bottiglie/anno), si presenta vivace o frizzante e si abbina a piatti di salumi, bolliti, cotechino, zampone e cassoeula.