Torrazza Coste, 8/7/2017 – ll Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese punta su un piano d’impresa territoriale, a partire da un impegno condiviso dei grandi vinificatori, per garantire una remunerazione adeguata delle uve. Si vuole agire attraverso una valorizzazione del vino da costruire con le imprese su denominatori comuni, partendo da analisi di mercato accurate sia per quanto concerne l’Italia che i mercati esteri principali. Basta, insomma, con politiche promozionali imposte dall’alto e incostanti, sì a un percorso condiviso nel rispetto delle reciproche autonomie, dei modelli d’impresa e della libera concorrenza. E’ la sintesi del primo incontro svoltosi l’altro pomeriggio di un tavolo di lavoro che ha riunito le cantine sociali del territorio (Terre d’Oltrepò, La Versa, Torrevilla), Conte Vistarino quale azienda privata singola leader dei grandi vinificatori privati, le associazioni di categoria (Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri) e la Camera di Commercio di Pavia. Assente giustificata la Cantina di Canneto, per impegni dei suoi vertici, sebbene l’obiettivo di una migliore remunerazione trovi tutti d’accordo.

I lavori sono partiti dall’analizzare il rischio connesso alle gelate tardive di quest’anno, in particolare in Lombardia, il cui effetto rischia di essere il vedere parte delle uve di qualità dell’Oltrepò vendute fuori territorio proprio nell’anno della ripartenza del mercato locale su presupposti nuovi. «E’ stato gettato un seme che per germogliare ha bisogno della fiducia del mondo agricolo territoriale – spiega il direttore del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, Emanuele Bottiroli -. Abbiamo riunito i grandi vinificatori, le associazioni di categoria agricole e la Camera di Commercio rilevando che c’è voglia di pensare al futuro in modo condiviso. Le associazioni agricole hanno a cuore la crescita imprenditoriale del mondo agricolo e un rafforzamento del reddito. Misurata questa volontà, estenderemo il ragionamento strategico ai produttori di filiera per arrivare alla concertazione di politiche virtuose che possano ridare ossigeno alle imprese agricole, valorizzando i terreni e i diversi modelli aziendali. Nel contempo continueremo a lavorare, con la Strada del Vino e dei Sapori, per affermare il tris vino-territorio-accoglienza». L’altra sfida è specializzare il messaggio che parte dall’Oltrepò vitivinicolo ai mercati: «Dobbiamo smettere di essere percepiti come una grande terra che fa vino – spiega il presidente del Consorzio, Michele Rossetti -. Dobbiamo diventare un terroir capace d’imporsi nell’immaginario per poche produzioni identitarie da valorizzare creando un volano virtuoso a beneficio di chi anche in poche bottiglie . Si parte dall’Italia». Resta però una preoccupazione a fare da sfondo e Bottiroli la riassume così: «Il mondo cooperativo locale è ripartito con facce nuove, piani innovativi e professionalità di valore. Se per molti è vero che chi paga di più ha ragione, proprio adesso non può venire a mancare l’uva a chi ha voglia di fare impresa con il vino. Occorre dare fiducia a chi va sul mercato con idee nuove e passione per l’Oltrepò, perché solo così si difende il territorio e si costruisce un futuro sereno a lungo termine per il mondo agricolo locale. Le gelate e le corse all’uva sono fatti episodici, l’Oltrepò è per sempre».