Identità

Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG
La denominazione di origine controllata e garantita “Oltrepò Pavese” (ottenuta a partire dalla vendemmia 2007) è riservata al vino spumante ottenuto con Metodo Classico, già riconosciuto a denominazione di origine controllata con decreto del Presidente della Repubblica 6 agosto 1970 e successive modifiche, che risponde alle condizioni e ai requisiti stabiliti dall’apposito disciplinare di produzione. L’Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG è una magia del Pinot nero delle colline dell’Oltrepò Pavese, coltivato su una superficie di 3mila ettari. La zona di produzione delle uve destinate all’elaborazione di questo pregiato spumante comprende la fascia vitivinicola collinare dell’Oltrepò Pavese per gli interi territori dei seguenti comuni in provincia di Pavia: Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Bosnasco, Calvignano, Canevino, Canneto Pavese, Castana, Cecima, Godiasco, Golferenzo, Lirio, Montalto Pavese, Montecalvo Versiggia, Montescano, Montu’ Beccaria, Mornico Losana, Oliva Gessi, Pietra de Giorgi, Rocca de Giorgi, Rocca Susella, Rovescala, Ruino, San Damiano al Colle, Santa Maria della Versa, Torrazza Coste, Volpara, Zenevredo e per parte dei territori di questi altri comuni: Broni, Casteggio, Cigognola, Codevilla, Corvino San Quirico, Fortunago, Montebello della Battaglia, Montesegale, Ponte Nizza, Redavalle, Retorbido, Rivanazzano, Santa Giuletta, Stradella, Torricella Verzate. Il primo dato certo relativo alla produzione di spumante in Oltrepò Pavese risale al 1870 quando l’ingegner Domenico Mazza di Codevilla ha dato inizio alla produzione dello “Champagne” d’Oltrepò. La tradizione è continuata fino ad oggi con il riconoscimento, nazionale e internazionale, dell’Oltrepò quale territorio d’eccellenza per la produzione di spumante Metodo Classico da uve di Pinot nero. Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Oltrepò Pavese” Metodo Classico deve subire prima dell’immissione al consumo, un periodo minimo di permanenza sulle fecce di quindici mesi; per il millesimato il periodo minimo é di ventiquattro mesi. Tale periodo decorre dalla data di imbottigliamento e comunque non prima del 1° gennaio successivo alla raccolta delle uve.


Cruasé
DOCG
Il marchio consortile del rosé DOCG Metodo Classico da uve Pinot nero

Cruasé, tecnicamente, è una parola macedonia formata dalla fusione tra “cru” (selezione) e “rosé” con l’interposizione di una “a” che fa da congiunzione. Il percorso per arrivare al nome del nuovo prodotto simbolo dell’Oltrepò Pavese, un rosé naturale DOCG da uve Pinot nero ottenuto attraverso il Metodo Classico, ha dato modo di riappropriarsi di un pezzo importante di storia locale. Cruà era l’antico nome del vitigno/vino per eccellenza prodotto in Oltrepò Pavese, a cavallo del 1700.

Il Consorzio si è mosso traendo spunto da un’eredità quasi dimenticata fuori dai confini lombardi, riattualizzata per dettare una tendenza sul mercato italiano ed estero. L’antico nome del vitigno principe dell’Oltrepò Pavese è facile da ricordare e suona dolce. Un nome da riprendere, modificare e rilanciare. L’idea giusta per farlo è arrivata mentre il Consorzio stava lavorando sul concetto “naturalmente rosé” mai espresso in Italia e tantomeno nel mondo delle bollicine, dove si è sempre fatto perno su cuvée da uve bianche e rosse, da mosti o da vini.

Unendo le due espressioni “Cruà”, come cru ma anche come migliore espressione storica del rapporto vino-territorio, e “rosé”, vino poco valorizzato in Italia ma dall’enorme potenziale, è nato “Cruasé”. E’ il marchio collettivo di proprietà del Consorzio, disciplinato da un apposito regolamento, a supporto della Docg Oltrepò Pavese Metodo Classico Rosé.
Il regolamento per produrlo prevede una serie di parametri che, comunque, partono dalla base del disciplinare: minimo 85% di Pinot nero con la specifica di vitigno nella DOCG. Nel regolamento del marchio viene dato molto peso alla presentazione delle bottiglie e all’abbigliaggio, ovviamente l’uso è esclusivo per la DOCG.

I primi rilevanti numeri si sono registrati a partire dal 2010. Il mercato, inizialmente, è stato quello italiano anche se dal Vinitaly dello stesso anno si è acceso l’interesse d’Inghilterra e Germania per la nuova produzione. Sommelier, degustatori e appassionati al mondo del vino sono già stuzzicati dal primo rosé naturale per nascita, per disciplinare e, soprattutto, per scelta di territorio. Piace anche il collegamento storico al Cruà. Cruasé non è quindi una fredda invenzione del marketing, ma la veste moderna e di grande appeal di un’antica tradizione vitivinicola lombarda e nazionale.

Le nuove bollicine rosa non possono che rappresentare un nuovo punto di riferimento della spumantistica di qualità e di denominazione italiana. L’unico rosé naturale da uve a bacca rossa e di classe Docg sarà quello dell’Oltrepò Pavese. Un vino pensato per il canale HoReCa (hotel, ristoranti e catering) ma anche per il consumatore evoluto che a un vino chiede qualità, emozioni e il racconto di un’evoluzione rispettosa della storia. Punto di forza sarà anche il rapporto qualità-prezzo, a misura di mercato interno e borsa dell’export. Il Cruasé è già destinato a diventare il nuovo biglietto da visita di un territorio che fa della qualità e della naturalezza il proprio vanto.

Non solo ottime bottiglie, insomma, il valore aggiunto è la moltitudine di piccole e medie aziende che in Oltrepò Pavese hanno deciso di cominciare a spumantizzare. Per far grande il Cruasé si sono messe in gioco realtà, anche blasonate, che nella loro storia mai avevano prodotto bollicine Metodo Classico.

www.cruase.it


Pinot nero dell’Oltrepò Pavese
Elegante e internazionale, un vino simbolo dell’Oltrepò Pavese

L’America, il sogno economico di quanti partirono dall’Europa agli inizi del Novecento alla ricerca di un lavoro e del benessere. New York, una delle mete di maggior richiamo. A chi giungeva nel porto di New York dall’Oltrepò Pavese si presentava un’immagine non insolita: accanto alla Statua della Libertà, si trovava infatti (era il 1912) il cartello pubblicitario del “Gran Spumante Svic”, prodotto dalla Società Vinicola di Casteggio, di cui Svic è l’acronimo.

Per capire cosa avesse condotto a quel successo - che quasi un secolo fa già testimoniava il livello qualitativo e imprenditoriale raggiunto dai vini dell’Oltrepò Pavese - è necessario muoversi a ritroso nel ‘900. Nel 1907, nella fase di fondazione delle Cantine Sociali dell’Oltrepò Pavese, nasceva la Svic, la cui conduzione fu affidata all’enologo Pietro Riccadonna. Dal 1909 gli venne affiancato Angelo Ballabio.

Pietro Riccadonna va considerato come uno dei padri della spumantizzazione moderna, in particolare per quanto riguarda il Metodo Classico. Enologo, ma anche uomo di comunicazione, Riccadonna coniò lo slogan “Che cos’è la vita se non spumeggia il vino?” che accompagnò la promozione degli spumanti prodotti a Casteggio.

Da una parte Riccadonna, dall’altra Ballabio (alla cui azienda, grazie soprattutto all’apprezzamento per lo spumante secco, Emanuele Filiberto duca d’Aosta concesse il contrassegno di Provveditore delle Real Casa con autorizzazione a fregiarsi delle insegne ducali, nel 1931) sono i nomi che testimoniano la storicità dello Spumante Metodo Classico prodotto in Oltrepò Pavese.

Oltre alla documentata produzione e al mercato raggiunto dalla Svic all’inizio del secolo scorso, altri dati segnalano quanto lo spumante (in particolare da Pinot nero) sia parte della tradizione dell’Oltrepò Pavese. Nel 1870, a Codevilla, Domenico Mazza iniziava la produzione di spumante con la concessione da parte dei Francesi di definirlo “Champagne d’Oltrepò”.

La base era costituita da Pinot nero ottenuto da uve Pinot nero. Dal 1930, La Versa pose le basi per una professionale spumantizzazione, portando lo spumante Pinot nero Oltrepò Pavese in tutta Italia.

Nel 1980, il professor Mario Fregoni dell’Università Cattolica di Piacenza, in occasione di un convegno sul Pinot nero organizzato a Broni, indicò: “Oggi l’Oltrepò Pavese è una delle più importanti zone vitivinicole europee e mondiali per la produzione di spumanti di qualità ed è il più grande serbatoio italiano di Pinot nero”.


Oltrepò Pavese Riesling
Il grande vino bianco dell’Oltrepò Pavese

Il Riesling, originario della Germania, è un vino bianco fine, di colore da giallo chiaro a verdognolo, con un aroma tenue e leggermente etereo da cui spesso risaltano note di pesca, albicocca, cotogna e mele verdi. Il sapore è vivace ed elegante. In Oltrepò Pavese il Riesling è un vitigno tradizionale. Le colline oltrepadane sono la più grande area italiana vitata a Riesling, con una superficie di circa 1.500 ettari, per una produzione di uva che si aggira sui 160.000 quintali annui, per circa 100.000 ettolitri di vino.


Bonarda dell’Oltrepò Pavese
Il rosso vivace del territorio

Il Bonarda dell’Oltrepò Pavese è un vino DOC la cui produzione nasce dal vitigno Croatina. L’origine del nome Bonarda secondo alcuni autori deriverebbe dal patronimico longobardo Bono con l’aggiunta di “hard”, che in longobardo significava “coraggioso e forte”. La ricostruzione si basa sul fatto che i Longobardi ebbero come capitale Pavia, con estensione del loro dominio anche in Oltrepò. Il vino Oltrepò Bonarda si ottiene da uva Croatina, la cui etimologia deriverebbe da “croatta” – “cravatta” e starebbe a indicare che il vino ottenuto da Croatina si beveva nei giorni di festa, quando appunto veniva indossata la cravatta. La versione in assoluto più diffusa di questo tipico prodotto dell’Oltrepò Pavese, il vino più venduto in volumi (20 milioni di bottiglie/anno), si presenta vivace o frizzante e si abbina a piatti di salumi, bolliti, cotechino, zampone e cassoeula.