“La Notte Romantica”, il Consorzio brinda all’Amore

“La Notte Romantica”, il Consorzio brinda all’Amore

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Fortunago, 21/6/2017 – Vi amate davvero? Allora sabato 24 giugno non potete mancare alla Notte Romantica di Fortunago, uno dei Borghi più Belli d’Italia. Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese vi aspetta per farvi brindare con grandi etichette al sentimento che vi unisce. 

Nel marzo del 2001 nasceva il Club de I Borghi più belli d’Italia su impulso della Consulta del Turismo dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI). Questa iniziativa è sorta dall’esigenza di valorizzare il grande patrimonio di storia, arte, cultura, ambiente e tradizioni presente nei piccoli centri italiani che sono, per la grande parte, emarginati dai flussi dei visitatori e dei turisti. Sono infatti centinaia i piccoli “borghi d’Italia” che rischiano lo spopolamento ed il conseguente degrado a causa di una situazione di marginalità rispetto agli interessi economici che gravitano intorno al movimento turistico e commerciale. […] Per questo il Club, che non è stato creato per effettuare una mera operazione di promozione turistica integrata, si prefigge di garantire – attraverso la tutela, il recupero e la valorizzazione – il mantenimento di un patrimonio di monumenti e di memorie che altrimenti andrebbe irrimediabilmente perduto. […] Non si propongono dei “paradisi in Terra” ma si vuole che le sempre più numerose persone che ritornano a vivere nei piccoli centri storici ed i visitatori che sono interessati a conoscerli possano trovare quelle atmosfere, quegli odori e quei sapori che fanno diventare “la tipicità” un modello di vita che vale la pena di “gustare” con tutti i sensi.

FORTUNAGO
Il nomeIl nome rivela le origini celtiche del luogo: Fortunacus ha desinenza -aco che è contrazione di mag, ovvero casa presso un’acqua. Infatti vi è qui una fonte di acqua perenne. Secondo altri, il nome rimanderebbe alla dea Fortuna, a memoria di un tempio dedicato alla divinità pagana.La storia
VI-III sec. a.C., i Celti invadono la pianura padana e la zona degli Appennini; tra i loro numerosi insediamenti vi è anche Fortunago. V-VIII sec. d. C., dopo la caduta dell’impero romano le tribù germaniche si insediano nell’Italia del nord; tra queste i Longobardi, che stabiliscono la loro capitale a Pavia. Grazie a loro si diffonde nelle terre dell’Oltrepò pavese l’uso della carne conservata, da cui discende la nobile arte della produzione di insaccati.
950, Fortunacus appartiene con i comuni limitrofi al Comitato di Tortona, sottoposto a Oberto, marchese della Liguria.
1047, una bolla episcopale fa supporre che il feudo sia passato sotto la giurisdizione del Vescovo di Pavia.
1164, Federico Barbarossa consegna il feudo al principato di Pavia e, in particolare, ai nobili Malaspina, difensori degli interessi imperiali. Un diploma di Enrico IV del 1191 conferma la sudditanza di Fortunago a Pavia ed è il più antico documento tuttora conservato del borgo.
1362, Fortunago è preso da Luchino Dal Verme, capitano dei Visconti.
1470, Pietro dal Verme ottiene l’investitura feudale da Gian Galeazzo Maria Sforza, ma nel 1485 muore avvelenato da Ludovico il Moro. Questi l’anno seguente assegna i suoi possedimenti nel Pavese al cognato Gerolamo Riario, signore di Imola e Forlì.
1546, i Riario vendono a Cesare Malaspina il feudo, che torna così sotto gli antichi signori, rimanendovi fino all’estinzione del feudalesimo.
1713, con il trattato di Utrecht l’Oltrepò passa sotto la dominazione austriaca e, una trentina d’anni dopo, è ceduto ai Savoia. Alla fine del ’700, con la rivoluzione napoleonica, passa sotto la giurisdizione francese e infine torna ai Savoia.
1859, la provincia di Pavia entra nel regno d’Italia.“Mi andrebbe, di novembre, essere un picchio dei boschi”, scriveva il poeta W. C. Williams.
Basta uscire dal paese, che è immerso nel verde, per abbracciare la bellezza selvaggia dei boschi di roverella e castagno che racchiudono come una perla, tra la flora spontanea e rara, la fragola selvatica.
Qui bisogna venire in primavera, quando il bosco è tutto una fioritura di primule, narcisi e pervinche. Ma anche i campi coltivati a frumento regalano colori: dentro il giallo solare delle spighe si apre l’azzurro dei fiordalisi.
Pieno di sole, di brezze e di bufere primaverili, questo luogo di antiche pietre rimesso a nuovo incita a una bellezza possibile, conciliabile con le esigenze della modernità.
Nelle osterie un bicchiere di vino; in casa, il fuoco scoppiettante nel camino; fuori, il ritrovato silenzio della campagna; il cuculo e il picchio nei boschi.

Non ci si aspetti di trovare, in questo paesello, particolari tesori architettonici e storici. C’è, è vero, una torre, che è quel che resta dell’antica rocca, insieme a un tratto di mura. C’è la chiesa parrocchiale della seconda metà del Cinquecento. C’è un Oratorio risalente al XVII secolo.
Ma l’ingresso nell’Olimpo dei Borghi più belli d’Italia Fortunago lo deve a un attento e funzionale recupero delle atmosfere del passato. Le facciate tutte in pietra a vista, i serramenti di legno in tinta naturale, la pavimentazione delle strade in mattonelle di porfido, l’illuminazione curata e soffusa, le panchine di legno, i cestini in ghisa, l’attenzione estrema per il verde pubblico, rendono questo paese adagiato sulle colline dell’Oltrepò pavese un perfetto esempio di equilibrio tra modernità e tradizione. Il recupero architettonico nel rispetto delle forme e dei materiali originari implica che alluminio, tapparelle, intonaci lisci siano banditi. Ed è così che in Fortunago rivive con naturalezza e semplicità quel piccolo mondo antico fatto di eventi minimi e di nostalgia per ciò che non c’è più. Buon gusto ovunque: la pietra viva degli esterni, i fiori ai balconi, i ceri in chiesa, le siepi tagliate, gli insetti nei campi di mele, gli uccelli sparsi nelle vigne, la focaccia cotta sulla pietra, gli abitanti gentili.
E se poi si va bene a guardare, qualcosa di interessante si trova nel borgo. Ad esempio, una sorgente di acqua minerale proprio dietro al ristorante dove si beve del buon vino. O il trittico a tempera su legno nella secentesca chiesa di San Giorgio, con la tavola centrale firmata Pesina, databile al XVI secolo.
Nella lunetta sopra il portale c’è una pregevole Annunciazione affrescata. Appena sotto la chiesa si notano i resti dell’antico castello con le fondamenta di una torre rettangolare risalente al Quattrocento e alcune tracce di mura. Interessante anche l’attuale municipio che deriva da un’antica casa-forte. Ma è tutto il paese, vestito a nuovo, ad ammaliare come una vecchia poesia, una nuova canzone.

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